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Alla scoperta della geotermia per teleriscaldare

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Lo sfruttamento delle risorse geotermiche a bassa entalpia per usi termici sta conoscendo negli ultimi anni una rapida diffusione in tutta Europa grazie alla diffusione delle pompe di calore, una delle tecnologie più interessanti sia da un punto di vista economico che energetico – ambientale. La climatizzazione degli edifici mediante sistemi geotermici a bassa entalpia costituisce un’opzione concreta e fa leva su una tecnologia matura che coniuga l’uso di una fonte energetica pulita ed un notevole livello di efficienza nella produzione.

Le pompe di calore stanno assumendo un ruolo di assoluto primo piano anche grazie anche ai recenti sviluppi normativi, che rendono sempre più sfidanti gli obiettivi di copertura dei fabbisogni energetici degli edifici da fonti rinnovabili (si pensi, in particolare, al D.Lgs 28/2011 che ha introdotto nuovi obblighi per le rinnovabili a copertura dell’intero fabbisogno energetico dell’edificio) e all’orientamento del mercato immobiliare verso standard elevati di qualità energetica dei sistemi “edificio – impianto”.

L’area pinerolese dispone di un potenziale geotermico a bassa entalpia molto interessante, le temperature dell’acqua già a 15/20 metri sono prossime ai 14° C tutti i giorni dell’anno, quindi anche durante il periodo invernale. Ad oggi le applicazioni diffuse sul territorio riguardano soprattutto nuovi condomini realizzati in classe A, mentre la restante parte di edifici non riesce a beneficiare della tecnologia geotermica per una serie di problemi di tipo tecnico/economico:

  • Le pompe di calore offrono dei buoni rendimenti e quindi sono economicamente convenienti quando producono acqua per il riscaldamento residenziale a 45°C, temperatura di funzionamento del riscaldamento a pavimento, mentre il loro rendimento si dimezza quando si deve produrre alla temperatura di 70°C per i circuiti a radiatori,
  • Non sempre vi sono le aree adatte per realizzare dei pozzi di emungimento dell’acqua di falda e quando si trovano diventa difficile smaltire l’acqua utilizzata nel ciclo termodinamico in quanto non sempre esistono canali sufficienti per accogliere importanti quantitativi di acqua.

Acea ha allo studio una soluzione che vorrebbe risolvere il secondo dei due impedimenti andando a sfruttare con le necessarie autorizzazioni comunali parcheggi e giardini pubblici per la realizzazione di pozzi di emungimento e portando nei condomini e nelle case l’acqua della falda freatica attraverso tubazioni coibentate che annullerebbero il raffreddamento dell’acqua lungo il percorso anche nel periodo invernale. L’acqua utilizzata dalla pompa di calore sarebbe poi smaltita tramite un’altra rete di tubazioni attraverso i canali irrigui presenti in buon numero nel territorio oppure ri-immettendola più a valle nella falda con opportuni pozzi.

La collettività si riapproprierebbe di una risorsa come l’acqua presente nel sotto suolo delle città e dei paesi, un tempo massicciamente utilizzata e ora completamente dimenticata. Allo stesso tempo in estate la medesima risorsa potrebbe essere utilizzata per il raffrescamento e poi tramite i canali irrigui riutilizzata in agricoltura.

L’impatto urbanistico potrebbe essere contenuto trattandosi di infrastrutture nel sottosuolo, mentre la gestione ordinata del prelievo da parte di una municipalizzata potrebbe garantire contro il rischio di impoverimento della falda.

Ammesso che ci siano le condizioni idrogeologiche ed autorizzative in precedenza richiamate si potrebbe immaginare che la distribuzione dell’acqua di falda freatica per riscaldamento possa essere un’alternativa ai tradizionali sistemi di teleriscaldamento.

 

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